Il treno dei DSA

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  • a cura di Annalisa Comandini – 

Il treno dei DSA: quando i pensieri viaggiano, ma i binari cambiano

Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento — come dislessia, disortografia e discalculia — spesso ci si concentra su lettura, scrittura o numeri.

Ma c’è un aspetto meno raccontato, più invisibile, e profondamente quotidiano:

il modo in cui i pensieri prendono forma… e fanno fatica a diventare parole.

Per descriverlo, immaginiamo un treno.

Un treno pieno di idee

Il treno dei DSA non è vuoto. Anzi, ogni vagone è carico:

  • idee

  • immagini

  • concetti

  • intuizioni

Il problema non è avere qualcosa da dire. Il problema è come farlo arrivare a destinazione.

🛤️ I binari delle difficoltà

A differenza di un treno “lineare”, questo treno viaggia su più binari, spesso irregolari.

Ogni binario rappresenta una difficoltà reale, documentata anche in letteratura scientifica.

 

⏳ Binario 1: le pause lunghe

Il treno rallenta. Non perché è fermo, ma perché sta cercando il percorso. Chi parla dice:

“Uhm… allora…ehm…quindi…”

Dal punto di vista cognitivo, questo è legato a:

  • maggiore carico della memoria di lavoro

  • tempi più lunghi di elaborazione linguistica

 

🔍 Binario 2: le parole mancanti

Il treno ha il carico… ma manca il nome giusto per descriverlo. È il fenomeno dell’accesso lessicale: la parola esiste è “in testa”, ma non arriva subito. Risultato: giri di parole, blocchi, frasi interrotte.

 

🔗 Binario 3: i collegamenti difficili

I vagoni ci sono, ma i ganci non sempre funzionano.

Idea 1

Idea 2

Ma il passaggio tra le due richiede uno sforzo enorme. Questo è legato alle funzioni esecutive:

      • organizzazione

        • sequenziamento

          • pianificazione del discorso

         

        🧠 Binario 4: il sovraccarico mentale

        “Troppe cose in testa.” Non è confusione vuota. È abbondanza non strutturata. Il cervello: elabora molte informazioni insieme e fatica a sequenzializzarle.

         

        🎙️ Binario 5: il paradosso del messaggio semplice

        Un messaggio breve… diventa lungo. Un vocale: registrato cancellato, rifatto, ricancellato. Perché?Perché trasformare un pensiero complesso in una forma semplice richiede un lavoro enorme.

         

        🧩 Cosa dice la scienza

        Gli studi sui DSA mostrano che queste difficoltà sono legate a:

            • lentezza nell’accesso alle parole

              • maggiore utilizzo della memoria di lavoro

                • differenze nei processi di automatizzazione

                  • difficoltà nella produzione linguistica fluida

                Importante:

                Non è una difficoltà di intelligenza, ma di processamento.

                 

                🧭 Il bisogno di una mappa

                E qui entra in gioco un elemento fondamentale: lo “scheletro”. Le persone con DSA spesso hanno bisogno di:

                • un istruzione chiara di inizio, esempio: una frase per iniziare una lettera

                    • parole chiave

                      • scalette

                        • mappe visive

                      Non è un aiuto “in più”. È il binario giusto. Perché permette al treno di: agganciare i vagoni, mantenere una direzione, arrivare a destinazione.

                       

                      🚂 Non è il treno sbagliato

                      Spesso si dice: “È sul binario sbagliato.” Ma forse la verità è un’altra: il treno è diverso ed ha bisogno di binari diversi. Quando trova il percorso giusto: le pause diventano ritmo, i collegamenti arrivano, il discorso prende forma.

                      💬 Conclusione

                      Il treno dei DSA non è rotto. È pieno.

                      Pieno di idee che non sempre seguono una linea retta.

                      Ma con i giusti strumenti, i giusti tempi e la giusta comprensione…Quel treno non solo parte. Corre velocissimo, per “altre strade”. Arriva.

                      Il “modello del treno” nei  (D.S.A) non coinvolge solo abilità scolastiche, ma anche processi cognitivi complessi come memoria di lavoro, linguaggio e funzioni esecutive. Il presente articolo propone il “modello del treno” come metafora cognitiva per spiegare le difficoltà nella produzione linguistica.

                      I DSA sono costituzioni di origine neurobiologica che influenzano l’apprendimento.

                      La ricerca evidenzia il coinvolgimento di memoria di lavoro, linguaggio e funzioni esecutive (Pennington, 2006).

                          • Modello del treno

                        I vagoni rappresentano le idee (contenuti cognitivi), i ganci i collegamenti logico-linguistici, i binari i processi cognitivi.

                        Nei DSA il problema non è il contenuto, ma la linearizzazione del pensiero.

                            • Accesso lessicale

                          Le persone con dislessia possono avere difficoltà nel recupero rapido delle parole (Wolf & Bowers, 1999). Questo porta a pause e riformulazioni durante il discorso.

                              • Funzioni esecutive

                            Le funzioni esecutive, come pianificazione e organizzazione, risultano spesso meno efficienti (Miyake et al., 2000; Smith-Spark & Fisk, 2007).

                                • Memoria di lavoro

                              Conclusione

                              La memoria di lavoro è fondamentale per il linguaggio (Baddeley, 2003). Nei DSA il carico cognitivo è maggiore, causando rallentamenti (Swanson & Siegel, 2001)

                              I DSA non indicano una mancanza di capacità, ma un diverso funzionamento cognitivo. Il modello del treno aiuta a comprendere queste differenze ed a valorizzarle.

                               

                              American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.).

                              Baddeley, A. (2003). Working memory: Looking back and looking forward. Nature Reviews Neuroscience.

                              Miyake, A., et al. (2000). The unity and diversity of executive functions. Cognitive Psychology.

                              Pennington, B. F. (2006). From single to multiple deficit models. Cognition.

                              Smith-Spark, J. H., & Fisk, J. E. (2007). Working memory in dyslexia. Memory.

                              Swanson, H. L., & Siegel, L. (2001). Learning disabilities and working memory. Journal of Learning Disabilities.

                              Wolf, M., & Bowers, P. G. (1999). The double-deficit hypothesis. Journal of Educational Psychology.

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