a cura di Annalisa Comandini
Quando la scuola è superficiale, la giustizia la richiama al suo dovere.
È ciò che è accaduto in una recente sentenza del TAR Lazio (n. 16034/2025), che ha dato ragione ai genitori di una studentessa con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) esclusa dalla promozione alla classe quarta di un liceo scientifico.
Il motivo? La scuola non aveva rispettato le misure previste dal Piano Didattico Personalizzato (PDP), trattandole come semplici “agevolazioni”, e non come ciò che realmente sono: diritti garantiti per legge.
Cosa è successo
Durante l’anno scolastico, il PDP della studentessa prevedeva una serie di strategie personalizzate:
- prove orali e scritte programmate con anticipo,
- tempi aggiuntivi,
- riduzione dei contenuti,
- personalizzazione delle verifiche nelle materie più complesse (Latino, Fisica, Inglese, Matematica).
Nonostante queste indicazioni fossero chiare, i docenti si erano limitati a ridurre il numero degli esercizi, senza adattare la struttura delle prove alle reali necessità dell’alunna, come indicato nel Piano Didattico Personalizzato.
Il risultato è stato prevedibile: difficoltà crescenti, risultati peggiorati ed una bocciatura che non rifletteva il suo reale potenziale.
Perché il PDP è fondamentale
Il Piano Didattico Personalizzato non è un “favore” o una “scorciatoia”.
È lo strumento con cui la scuola riconosce e valorizza la diversità cognitiva degli studenti con DSA, permettendo loro di apprendere e di essere valutati in modo equo.
Il rispetto del PDP, quindi, non è opzionale. È un obbligo previsto dalla normativa italiana (Legge 170/2010 e successive Linee Guida del MIUR).
Quando non viene applicato correttamente, si configura una violazione del diritto allo studio e del principio di uguaglianza.
La decisione del TAR: una vittoria per tutti
Nella sua sentenza, il TAR Lazio ha sottolineato che gli strumenti compensativi e le misure dispensative non possono essere ignorate o interpretate in modo arbitrario.
Esse rappresentano una parte integrante del percorso formativo, al pari dei programmi e delle verifiche tradizionali.
La decisione non riguarda solo una studentessa, ma rafforza un principio universale: ogni ragazzo e ragazza con DSA ha diritto ad un percorso realmente personalizzato, che permetta di esprimere il proprio potenziale senza essere penalizzato dalle difficoltà specifiche del disturbo.
Cosa possiamo imparare da questo caso
Questa vicenda è un promemoria importante per scuole, insegnanti e famiglie:
- Il PDP va condiviso, rispettato ed aggiornato durante tutto l’anno.
- Gli studenti e le loro famiglie devono essere coinvolti attivamente nella definizione delle misure
- Le istituzioni scolastiche devono garantire formazione e sensibilità al personale docente.
Solo così la scuola potrà davvero essere un luogo di crescita per tutti, e non solo per chi apprende secondo le regole “standard”.
🟦 In sintesi:
Il TAR Lazio ci ricorda che la personalizzazione didattica non è un’opzione, ma un diritto costituzionale.
Rispettare il PDP significa costruire una scuola più giusta, più umana e più vicina alle esigenze reali dei suoi studenti.
9 risposte
In realtà il Pdp può essere applicato anche anche a chi non ha disturbi di apprendimento bensì difficoltà adattive di origine psichica. Sarebbe utile renderlo noto.
Certamente, ed è utilissimo: per tutelare gli alunni e anche i docenti, che per mettere nero su bianco le strategie attivate dalla scuola. È suggerito da una direttiva ministeriale sugli alunni con BES.
Ricordiamo, però, che solo il PDP per DSA risponde a criteri e indicazioni stabilite da una legge specifica, la L. 170 del 2010
Certamente, ed è utilissimo: per tutelare gli alunni e anche i docenti, che mettono nero su bianco le strategie attivate dalla scuola. È suggerito da una direttiva ministeriale sugli alunni con BES.
Ricordiamo, però, che solo il PDP per DSA risponde a criteri e indicazioni stabilite da una legge specifica, la L. 170 del 2010
Ho letto e pianto. Era ora che il tar intervenisse, i pdp non vengono mai rispettati oppure parzialmente dal corpo docenti. Una lotta continua.
Il ministro dovrebbe intervenire ed aggiornare questo aspetto perché forse la legge per i docenti non è chiara, bisogna puntualizzare meglio e obbligare i docenti a formarsi.
Concordo. È molto importante questo vostro commento,condivido!
Purtroppo c’è molto ignoranza sia tra i genitori che tra i docenti; la dislessia va seguita attentamente.
Andrebbero punitii DS che a loro volta dovrebbero punire i docenti che non rispettano la legge 170. Legge di stato. Se il infrango la legge mi puniscono, non vedo perché non deva essere così anche per chi infrange la 170.
Gli insegnanti dovrebbero essere obbligati a fare dei corsi per Ragazzi DSA..solo così possono capire le difficoltà e possono aiutare i ragazzi.
Non diamo colpa solo a loro ma all’istituzione scolastica quindi al ministero delle istruzioni e ai dirigenti che non danno l’obbligo appunto di aggiornarsi
Mio figlio dsa bocciato agli esami di recupero in 4, l’avvocato incaricato dame ha richiesto accesso agli atti e tt la documentazione, consegnato il 50% di ciò che richiesto, negato l’accesso agli atti, mancante tt la documentazione degli esami di riparazione. La preside se ne esce dicendo che la documentazione nn c’è. I tempi sono troppo lunghi siamo a metà novembre e chi ne paga le conseguenze è mio figlio. Non sopporta la scuola, i professori, è sempre nervoso, in una verifica si è sentito dire che “il concetto lo hai capito ma l’hai espresso e scritto male” (è dislessico e disortografia o). Io non so più che fare.